Web 2.0 per tutti
Mi viene spesso chiesto perchè un sito, pur essendo presente da molto tempo (diciamo da almeno 3 anni) non compare nelle prime 10 (!!!) pagine di Google.
Visitando il sito in questione, si scopre che:
- è ospitato in un dominio di 3° livello
- è interamente fatto in flash
- se non è fatto in flash utilizza montagne di keywords
- ha testo nascosto
- è scritto utilizzando programmi di impaginazione grafica poco rispettosi degli standard W3C (sì, sto parlando di Frontpage)
- niente sitemap
- niente testo alternativo nelle immagini, nome delle immagini del tipo “DSC123.JPG”
- …
Potrei continuare, ma mi fermo qui. Non sempre tutto quello di cui sopra è presente, ma spesso molto. Naturalmente il cliente ha speso n (con n >3.000 euro) per un sito pochissimo indicizzato e spesso malamente fruibile a causa delle tecniche di programmazione usate per scriverlo.
Resto abbastanza indifferente alle polemiche sulle tecnologie o sui programmi usati per sviluppare (lavoro nell’IT da talmente tanti anni che posso dire di aver lavorato con computer privi di disco fisso – e con floppy disk da 8″), perchè il “segreto” di un professionista sta nel tenersi aggiornato e nel seguire, possibilmente anticipandoli, i cambiamenti tecnologici che questo lavoro comporta.
Tuttavia…. Ciò che mi fa veramente arrabbiare è la forte propensione alla truffa che alcuni operatori del settore hanno nei confronti dei loro clienti. Se non ci fossero personaggi che spacciano per vere cose come “100% garantito posizionamento nei primi posti nelle ricerche con google” di siti interamente scritti in flash (e poi, ovviamente, si scopre che il posizionamento è dato dalla ricerca “www.nomesito.it”), si lavorerebbe davvero molto meglio.
Oggi io spendo almeno 1/3 (ma alle volte molto di più) del tempo che dedico all’analisi di un progetto a fare formazione con il cliente, per rendergli comprensibile le differenze tra i diversi modelli di progettazione/sviluppo di un sito. Spesso mi trovo a dare informazioni di base, che tuttavia non sono ancora sufficientemente stati diffusi all’esterno del nostro ambito lavorativo. Penso tuttavia che questo sia un compito fondamentale del professionista IT, perchè in tal modo si possono portare i clienti a conoscere le opportunità (ma anche le difficoltà) che il cosiddetto “modo virtuale” può creare, conseguentemente essere disposti a investire non tanto e non solo in un veicolo pubblicitario “nuovo”, quanto in un’ottica di costruzione di un’identità a 360°, che coinvolga anche la “infosfera”.
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